"Il Cyberspazio è fatto di transazioni, di relazioni, e di pensiero puro disposti come un'onda permanente nella ragnatela delle nostre comunicazioni. ll nostro è un mondo che si trova contemporaneamente dappertutto e da nessuna parte, ma non è dove vivono i nostri corpi.
Stiamo creando un mondo in cui tutti possano entrare senza privilegi o pregiudizi basati sulla razza, sul potere economico, sulla forza militare o per diritto acquisito.
Stiamo creando un mondo in cui ognuno in ogni luogo possa esprimere le sue idee, senza pregiudizio riguardo al fatto che siano strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo."
(Dichiarazione d'indipendenza del Cyberspazio, John Perry Barlow, Davos, Svizzera - 8 febbraio 1996)
Sono passati quindici anni da quando il guru della cyberculture John Perry Barlow auspicava un futuro di democrazia, libertà e condivisione a livello globale su una piattaforma indedita e intangibile: il Web.
Google doveva ancora nascere, il termine "broadcast" faceva riferimento alla televisione genaralista e non al celebre imperativo di youtube ("broadcast yourself"), Wikipedia non aveva ancora intrapreso la sua sfida all'Enciclopedia Britannica, mentre i social network erano solo delle semplici chat.
Oggi che il racconto cinematorgrafico sulla genesi di Facebook si prenota per gli Oscar e il suo fondatore viene eletto dal TIME uomo dell'anno, che per fugare un dubbio o approfondire un argomento ci rivolgiamo alll'enciclopedia virtuale di Jimmy Wales; oggi che il successo può arrivare da una pagina Myspace o dai clic su Youtube, che facciamo acquisti su Amazon e Ebay e che perfino le istanze politiche si traducono in appelli virtuali e petizioni da firmare; oggi che la "teoria della coda lunga" detta perfino le regole delle campagne elettorali (vedi Obama e le sue election 2.0) quel futuro, per quanto imperfetto, sembra essere diventato realtà. Una realtà a portata di mano e dell'ultima invenzione di Steve Jobs.
Le parole d'ordine diventano comunicazione, condivisione, VISIBILITA'.
Non solo esserci, ma essere visibili; non solo partecipare, ma vedere il proprio contributo riconosciuto (e votato). Una presenza che si libera dalle logiche dell'industria e del marketing tradizionali, per sfidare continuamente l'establishment dei media, sì, ma anche quello economico e politico.
Ma la battaglia più grande è quella per mantenere viva la creatività, reinventando continuamente nuovi linguaggi, nuove forme di espressione e nuove storie. Quando devi confrontarti con milioni di altri utenti, quando hai la possibilità di diffondere a dismisura il tuo video tramite siti, blog e social network, l'imperativo primario non può che essere quello di stupire, affidando all'immaginazione il compito di liberarci dal conformismo e dal "già visto".
Se i confini si ridisegnano, le barriere si abbattono e ognuno può esprimere se stesso, se "people have the power" non è più soltanto una magnifica canzone, ognuno, novello Demiurgo, può davvero contribuire a creare e far evolvere questo nuovo mondo. Per quanto il dibattito sull'effettiva democratizzazione della sfera sociale resa possibile da Internet sia ancora lontano dal dirsi concluso, non possiamo negare il suo impatto nel nostro modo di pensare, vivere, relazionarci, ma soprattutto di vedere.
Ecco allora l'immagine assumere un ruolo preponderante e senza precedenti; non ci bastano le descrizioni, vogliamo le foto. Non ci bastano le foto, vogliamo un video.
Non ci basta un video, vogliamo il NOSTRO video.
Qualcosa che parli di noi, che racconti la nostra storia, o che, più semplicemente, mostri al mondo la nostra attività. Una potenzialità dai mille risvolti, che si fa preziosa opportunità anche dal punto di vista commerciale, al fine di mostrarsi ai potenziali clienti in modo diretto, efficace e sempre più incisivo.
Immagini dunque non fini a se stesse, ma capaci di metterci in contatto non più con l'altro, bensì con chiunque sia al di là dello schermo. Quello schermo che ci riflette e ci proietta nel mare magnum di un mondo virtuale che è fatto non solo di bits e circuiti, come i suoi detrattori svogliono continuare a definirlo, ma anche e soprattutto di interazione, esperienze e condivisione.
Perchè come afferma Tim Berners-Lee, uno dei suoi creatori, "Il Web non si limita a collegare macchine, connette delle persone". Non resta dunque che seguire il mantra della controcultura dei 60's, humus fertile per la nascita della rivoluzione digitale: "turn on, tune in and drop out".
Accendi, sintonizzati e abbandonati.
Oggi più che mai.
Link utili:
Sito ufficiale Bottega del video
Video Portfolio by Bottega del video (by Bottegadelvideo / DotFlorence Team)
Usa? Film di nicchia, il futuro è sul web! (by dotFlorence Team/ Il Fatto Quotidiano)
New Media e Cultura Convergente (by Marco de la Pierre)
(Articolo di Deborah Machiavelli e Chiara Natali, Bottega del Video)