Segnali Social e posizionamento organico ...

Febbraio 24, 2025
Paolo Ramponi

Vi volevo sbloccare un ricordo, semplicemente perchè oggi potrebbe tornarvi nuovamente utile … Intorno al 2013 Google decise di lanciare Google+, il suo social network. L’idea alla base di Google+ affondava le radici in un progetto che voleva rivoluzionare il modo in cui venivano cercate le informazioni online e creare un motore di ricerca social dove il ranking fosse influenzato direttamente dai like e dalle interazioni degli utenti. Google ci credette e provò a integrare i +1 (l’equivalente dei like) tra i fattori di ranking, facendo apparire nelle SERP le foto profilo di Google+ accanto ai risultati di ricerca.

Sembrava un’ottima idea, ma si rivelò pessima. Immaginate: siti di qualità discutibile ricevevano più click semplicemente perché la foto profilo del proprietario era accattivante. Questo mandò in tilt le metriche basate sul CTR, creando un problema per gli ingegneri di Google. E così, nel giro di pochi anni, Google+ venne smantellato e con esso l’idea di una correlazione diretta tra segnali sociali e ranking nei motori di ricerca.

L’evoluzione dei segnali sociali

Dopo questo flop il dibattito sui segnali sociali non si è mai spento, ma si è spostato su un piano più indiretto. Per anni è stato detto che le interazioni social – come condivisioni, menzioni senza backlink e discussioni sul brand – non avevano un impatto diretto sul ranking. Piuttosto, queste dinamiche spingevano gli utenti a generare segnali più rilevanti, come backlink spontanei o un aumento del tempo di permanenza sulle pagine di un sito web.

Dieci anni fa i siti web erano la prima, e spesso anche l’unica, tappa per la scoperta di un brand o di un prodotto, mentre i social servivano per confermare ciò che si era già trovato online. Oggi il paradigma si è ribaltato: la scoperta avviene sui social, così come la conferma. Il sito web resta lo strumento utile per approfondire e, soprattutto, per finalizzare una transazione.

Google ha preso atto di questa trasformazione e oggi restituisce SERP sempre più orientate alle transazioni, anche per query che in passato erano puramente informative. È come se Google stesse accettando il fatto che molte ricerche di esplorazione avvengano ormai su altre piattaforme. Il motore di ricerca più usato al mondo si sta trasformando in uno strumento sempre più transazionale e commerciale.

E cosa ne è dei segnali social oggi?

Se la fase di scoperta e persino quella di approfondimento avvengono sempre più sui social, allora è inevitabile che la partita della rilevanza si giochi proprio su queste piattaforme. Google non potrà più ignorare ciò che accade nei social network, perché altrimenti rischia di mostrare risultati sempre meno pertinenti e di scarsa qualità.

Naturalmente, Google può vedere solo ciò che non è precluso alla scansione, quindi se vuole mantenere la sua posizione dominante, dovrà investire ancora di più per capire cosa interessa davvero agli utenti e dove questi interagiscono con le informazioni. Qualunque pagina web aperta alla scansione di Googlebot verrà esaminata con il massimo delle risorse per comprendere meglio gli interessi del pubblico.

Quindi diventa ancora più fondamentale presidiare tutti i social e monitorate le conversazioni che riguardano il vostro brand. Google ha già un ottimo sensore per il “buzz” online, e i segnali sociali rappresentano già un fattore di ranking più diretto di quanto si pensi. Più un brand sarà discusso e rilevante ovunque, più vedrà un aumento di visibilità nelle SERP di Google. Tenendo bene in mente che nel 2024 quasi 43 milioni di persone in Italia sono state attive sui social media, il 73% della popolazione e che un sondaggio ha mostrato che ancora più della metà degli intervistati (54%) utilizza i motori di ricerca come metodo principale per trovare contenuti online, mentre il 5% si rivolge esclusivamente ai social media e il restante 41% combina entrambi gli approcci. Ma queste percentuali stanno velocemente aumentando ...