Credito d'imposta: spese ammissibili

Startacrowd è al fianco delle imprese per supportarle nella selezione delle spese ammissibili alle varie tipologie di credito di imposta che sono attive per l’esercizio fiscale del 2020 e certificabili con la presentazione del bilancio di esercizio nell’esercizio fiscale 2021.
Facciamo un po’ di chiarezza sui crediti d’imposta attualmente vigenti, che possono rappresentare una leva strutturale per la gestione del carico tributario aziendale.

"Ricerca, Sviluppo, Innovazione e Design"

credito d'impostaIl primo strumento che le imprese residenti in Italia possono sfruttare è il credito d’imposta per “Ricerca, Sviluppo, Innovazione & Design” maturato nell’esercizio 2020 e utilizzabile dal 2021.
Il credito viene maturato per diverse attività e può essere utilizzato in compensazione in tre quote annuali di pari importo dal 2021, e può essere cumulato con altre agevolazioni e sovvenzioni, ove previsto dalla normativa di riferimento e nel rispetto del “De Minimis”.
Per le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico e tecnologico l’importo del credito è pari al 12% delle spese agevolabili nel limite massimo di € 3 Milioni. Per le attività di innovazione tecnologica finalizzata alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o migliorati il credito di imposta, che rappresenta una svolta nel panorama dei crediti d’imposta, è pari al 6% delle spese agevolabili nel limite massimo di € 1,5 milioni: inoltre, se le spese in oggetto sono propedeutiche al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale I4.0, il credito d’imposta è pari al 10%. È previsto un credito anche per le attività di Design e ideazione artistica per la realizzazione di nuovi prodotti o campionari in misura pari al 6% delle spese agevolabili fino a € 1,5 milioni.

Credito d'imposta per "Investimenti in Beni Strumentali"

Il secondo strumento ideato per le imprese italiane è il credito d’imposta per “Investimenti in Beni Strumentali” maturabili per spese sostenute nel 2020. Il credito è utilizzabile in compensazione dal 2021 in cinque quote annuali di pari importo ed in tre quote annuali per gli investimenti in beni immateriali. Anche questa misura è cumulabile con altre, se previsto dalla normativa e, nel caso di beni tecnologicamente avanzati, è necessario ottenere una perizia tecnica semplice, rilasciata da ingegneri o periti industriali, che ne attesti l’interconnessione.
L’agevolazione è riconosciuta in misura pari al 40% del costo per investimenti in beni strumentali materiali tecnologicamente credito d'impostaavanzati fino a € 2,5 milioni e pari al 20% del costo per gli stessi oltre gli € 2,5 milioni fino a € 10 milioni. In tutti i casi in cui gli investimenti non sono riconducibili a beni strumentali tecnologicamente avanzati il credito d’imposta è del 6% del costo sostenuto fino a € 2 milioni. È riconosciuta, inoltre, una agevolazione pari al 15% del costo sostenuto per investimenti in beni strumentali immateriali funzionali ai processi di trasformazione 4.0 fino ad un massimo di € 700.000. Rientrano tra queste, anche le spese per il cloud computing per la quota imputabile di competenza.
La trasformazione digitale deve essere il Faro verso il quale portare le attività imprenditoriali e noi, team di DotFlorence, in collaborazione già da anni con Startacrowd, siamo al Vostro fianco per sostenervi in questa trasformazione e seguirvi in tutte le operazioni burocratiche, necessarie all'ottenimento di ogni agevolazione.
Queste e molte altre sono le agevolazioni a disposizione per le aziende che intendono innovarsi: il team di Startacrowd rimane a disposizione per chiarimenti e per l’elaborazione di piani di agevolazione economico-finanziari.
Contattate lo staff di dotFlorence, vi metteremo in contatto con Andrea, il nostro referente in Startacrowd.
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Articolo di Andrea Fato – Startacrowd Ltd

Autenticità e Semplicità, protagonisti dello storytelling e di una comunicazione digitale attuale

Giovedì 5 Novembre, in diretta Facebook, si è svolto l’ultimo webinar di Turismo Digitale promosso da dotFlorence, Full Price e Riprese Firenze dal titolo: The Florentine e IoAmoFirenze, Social Media, Resilienza e Futuro della comunicazione.
Dopo una breve introduzione i due ospiti, Elena Farinelli di IoAmoFirenze, blogger ma soprattutto consulente e docente di web marketing, mamma e imprenditrice e Marco Badiani, ‘immedesimatore’ e visual thinker (come ama definirsi su LinkedIN) fotografo e direttore di The Florentine, ci hanno parlato delle loro attività, come hanno iniziato e come hanno costruito la community di followers che li segue e li sostiene.
Gli argomenti principali, emersi durante il webinar, sono stati il senso dell’impegno, la creatività, la costanza affiancati da altrettanti concetti chiave come autenticità e genuinità, il tutto sapientemente diretto da ingegno e storytelling.
 

Nita Tucker e le origini di The Florentine, Io Amo Firenze, blog e social a 360°

Marco Badiani ci ha ricordato le origini di The Florentine che nasce dalla domanda, o meglio dall’esigenza di una signora americana, Nita Tucker, che desiderava conoscere le notizie riguardanti Firenze e non parlando l’italiano non sapeva come recuperarle. Ecco che da una reale necessità nasce The Florentine con l’intento di dare informazioni e dare  valore alle tante realtà fiorentine. Il giornale in breve diventa un must non solo per gli anglofoni, ma anche per noi fiorentini e online viene letto soprattutto da newyorkesi e londinesi che vogliono rimanere aggiornati sulle informazioni riguardanti Firenze;

Elena Farinelli ci introduce nel magico mondo del blog e ci racconta delle sue origini di IoAmoFirenze. Nasce nel 2006 come un vero diario personale dove Elena racconta la ‘sua’ Firenze: le discoteche, gli aperitivi e soprattutto i ristoranti, le trattorie, i locali; per 10 anni ha scritto tutti i giorni (tutti i giorni!) recensendo più di 500 ristoranti.
Negli ultimi anni ha spostato la sua attività sui social, soprattutto Instagram, ma l’eredità del blog le è rimasta e le è stata utile proprio per comprendere meglio come ragionano le persone e come cercano le informazioni. Lo storytelling, cioè il raccontare una storia o meglio un’esperienza permettono di avvicinarsi alle persone e ai loro desideri.
La visibilità non si ottiene con pochi post o con qualche articolo ma lavorando sodo, impegnandosi tutti i giorni con impegno, passione e creatività; lo sa bene, Marco de la Pierre, a cui sono venuti addirittura i capelli grigi (lo ha detto la Farinelli!) e che ripete da anni, in tutti i Lab e adesso in tutti i webinar, questi stessi concetti!

Quale deve essere il ruolo dei social in generale per le strutture ricettive e quale in questo particolare momento?
In merito alla comunicazione visual, foto e video, come devono essere organizzati?
Parlando di IG e parlando di testo quale deve essere il ruolo di caption e quello degli hashtag?

Marco Badiani ci racconta che ha un’agenzia di comunicazione e affianca diverse strutture ricettive collaborando soprattutto per la creazione e organizzazione dei contenuti. Si possono organizzare le informazioni o creare delle mini guida su ristoranti e locali scegliendo un proprio format ma i fattori determinanti restano la sincerità, la freschezza, la genuinità con cui gli articoli e le info vengono redatti. Un altro elemento da tenere in forte considerazione è la semplicità nel senso di scrivere o parlare di cose semplici, che a noi risultano scontate ma che per il pubblico internazionale rappresentano la nostra ‘italianità’ e di conseguenza la nostra autenticità; a questo proposito uno degli articoli più letti di The Florentine è stato quello dedicato alla bistecca alla fiorentina.
Molti si informano prima di fare un viaggio e trovano facilmente contenuti relativi alle bellezze artistiche, alle attività da fare e anche ai piatti tipici e naturalmente la bistecca alla fiorentina è tra questi ma proprio il gran numero di informazioni può determinare confusione e incertezza;
trovare quindi un video, una story su Instagram o articolo corredato da immagini e da un testo coinvolgente possono orientare la scelta e fare la differenza.

(altro…)

Perché devo curare gli aspetti legali del mio e-commerce?

La realizzazione di un e-commerce di successo dipende inevitabilmente dalla qualità del sito, dalla sua capacità di intercettare traffico sfruttando il search intent e, soprattutto, dalla user experience (dalla navigabilità del sito alla sua velocità, passando per la realizzazione di contenuti di ottima qualità).

È la combinazione di questi elementi, che non sono peraltro i soli, a determinare il successo di un progetto web di e-commerce.

Tutto questo lavoro, tuttavia, non può e non deve prescindere da un'attenta valorizzazione degli aspetti legali che la realizzazione di un sito web inevitabilmente comporta, in quanto, in sua assenza: 

  1. ci si espone al rischio di ricevere di sanzioni: il Garante Privacy e l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), se il sito non è a norma, hanno sanzionato numerosi siti e-commerce con sanzioni che possono arrivare a 30 - 40.000 euro;
  2. si fornisce una pessima User Experience, perché l’utente non trova le informazioni che gli sono necessarie e che sa di dover trovare su un sito e-commerce (come la privacy policy aggiornata, per esempio).

Cosa occorre, dunque, per avere un sito a norma?

I quattro requisiti per avere un e-commerce a norma di legge

Gli aspetti legali che devono essere messi in regola sono:

Le condizioni generali di vendita

Quando si vende beni o servizi al pubblico, non è pensabile che il venditore (in questo caso il gestore dell’e-commerce, o merchant) stipuli un contratto personalizzato con ogni singolo cliente.

Per questo motivo, per la vendita al pubblico effettuata tramite un e-commerce, il contenuto del contratto di compravendita è integrato dalle clausole condizioni generali di vendita, uguali per tutti gli utenti, i quali ne dovranno pertanto accettare il contenuto prima di completare l’acquisto.

In particolare, queste dovranno sempre contenere le seguenti informazioni:

A questo documento, inoltre, sarà applicabile la disciplina posta a tutela del consumatore ed in particolare quella relativa:

Per questi motivi è consigliabile che la redazione delle condizioni generali di vendita avvenga su misura con riguardo alle necessità del singolo e-commerce.

Privacy Policy e GDPR

Nella società dell’informazione, i dati personali sono diventati una vera e propria merce e per questo sono soggetti ad una specifica disciplina.

Come noto, il Regolamento (EU) n.2016/679 (meglio conosciuto come GDPR) ha introdotto i seguenti principi regolatori del trattamento dei dati personali:

Di conseguenza, per evitare sanzioni da parte del Garante, il modulo Privacy andrà personalizzato in base alle necessità del singolo e-commerce, con riferimento in particolar modo al remarketing, alla newsletter e alla profilazione degli utenti.

Cookie Policy

Chi naviga su un sito e-commerce inevitabilmente rilascerà dei cookie, ovvero delle tracce del suo passaggio, i quali serviranno a rendere più agevole la sua navigazione.

Un esempio classico sono i cookie tecnici che salvano il contenuto del carrello: in loro assenza, infatti, questo verrebbe continuamente alterato ad ogni click.

Per questo motivo, nel sito deve essere inserita la cookie policy e l’utente deve essere informato della possibilità di disattivare i vari cookie.

La sua assenza, ancora una volta, espone al rischio di sanzioni.

Per fortuna esistono numerose piattaforme di servizi che consentono di mettere in regola i cookie e la cookie policy a costi molto contenuti e, talvolta, gratuitamente.

Pagine del sito

Un’ultima considerazione va spesa in relazione alle pagine del sito web che presentano aspetti legali di rilievo:

Conclusioni

La valutazione degli aspetti legali di un e-commerce durante la sua realizzazione, oltre a proteggere il merchant da inutili rischi, conferisce valore aggiunto al sito web, migliorandone in particolar modo la user experience.

Se davvero si vuole competere con colossi come Amazon o Alibaba, la cura dei dettagli è la chiave per il successo, perché come ha scritto Sun Tzu: “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura”.

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Senza contenuti un’azienda non può attirare l’attenzione dei clienti

Come faccio a rendere visibile la mia azienda? Sicuramente senza contenuti un’azienda non può attirare l’attenzione dei clienti. Molti considerano il Content Marketing principalmente come un’attività inerente alla pubblicazione degli articoli per il blog ed in parte è vero.

In realtà l’attività di Content Marketing rappresenta tutta quello che un’azienda pubblica (non solo online) per soddisfare determinate esigenze e per raggiungere determinati risultati.

Si potrebbe affermare che il Content Marketing è l’evoluzione del marketing tradizionale e rappresenta il punto d’incontro tra le esigenze del mio pubblico (buyer personas) e le caratteristiche del mio prodotto/servizio (brand) tramite le informazioni e le risposte che i miei contenuti devono mettere in evidenza.

Per trovare le buyer personas devo conoscere il buyer journey

Per comprendere meglio quanto finora detto e trovare il mio buyer persona, che non è una cosa tanto semplice e nemmeno tanto veloce, dobbiamo fare un passo indietro e ripercorrere il buyer journey, (letteralmente il viaggio dell’acquirente), che l’utente fa prima di acquistare.

Anche senza appartenere alla categoria dei nativi digitali, l’utente medio si è evoluto e con estrema ‘nonchalance digitale’ compie le sue scelte. Ha imparato a ‘surfare’ siti, leggere recensioni, confrontare proposte e salvare articoli velocemente.  

Content Marketing

Il concetto di Customer Journey nasce nel 2007 circa (e per l’era digitale il 2007 rappresenta il pleistocene!), quando si è sentita in maniera forte la necessità di descrivere il percorso che le persone intraprendono dal momento in cui percepiscono di avere una necessità al momento che procedono con l’acquisto;

Piano e Calendario Editoriale per fare una buona attività di Content Marketing

Questo percorso sembra lineare perché si sviluppa secondo una logica di pensiero che parte, appunto, dal bisogno e approda all’acquisto dell’oggetto/servizio desiderato ma in realtà, nel processo decisionale intervengono tantissimi fattori che devono essere presi in considerazione, se vogliamo fare del Content Marketing e scrivere degli articoli o fare dei post che catturino l’attenzione dei nostri futuri clienti.  

Lo strumento per eccellenza per organizzare i contenuti online è il piano editoriale, ovvero un documento dove pianificare la pubblicazione dei contenuti riguardanti l’azienda.

Articoli di blog, post sui social, Newsletter ma anche contenuti cartacei come brochure o dépliant dovrebbero essere organizzati in base ad un piano strategico dove, devono essere ben chiari gli obiettivi da raggiungere e le risorse ad essi dedicate.

Sicuramente molti di voi ricorderanno il model canvas consegnato durante i lab ‘traditional edition’ e magari, ripiegato e nascosto in qualche scaffale, è ancora presente nelle vostre case! Bene è l’ora di ritirarlo fuori e rispondere a qualche domanda:

Partire dalla risposta di queste domande può aiutare a descrivere meglio la nostra attività e a definire la nostra strategia di marketing.

La strada è tutt’altro che semplice e lineare ma da qualche parte dobbiamo pur iniziare e prima lo facciamo in modo professionale e strategico prima possiamo 'sfruttare' i vantaggi del Content Marketing e tramite esso raggiungere i nostri obiettivi.

Per sapere se il tuo content risponde alle domande del tuo pubblico o semplicemente per saperne di più, prenota il tuo appuntamento qui e avrai la possibilità di ricevere un'ora di consulenza gratuita!

10 Dicembre 2020: Airbnb si quota alla borsa di New York, l’IPO di Airbnb è ormai sulla bocca di tutti, e il debutto al Nasdaq è un vero successo.

Il campione indiscusso dell’ home rental, famosa piattaforma per gli affitti a breve (ma adesso anche a medio e a lungo) termine di stanze ed appartamenti privati, ha visto un inaspettato rilancio del suo business dopo la dura crisi da pandemia che aveva bloccato l’industria dei viaggi e del turismo.

Nonostante le innumerevoli difficoltà legate al Covid e non solo, le ingenti perdite economiche e le problematiche anche di vecchia data, l’azienda ha dimostrato che è ancora possibile credere nell’home-sharing e nella ripresa del Vacation Rental.  

Le azioni di Airbnb erano inizialmente stimate tra i 44 e i 50 dollari, ma sono poi salite posizionandosi tra i 56 e i 60 dollari ad azione. Gli investitori sembrano avere fiducia nella ripresa del mercato del turismo e dei viaggi in generale.

La strategia di Airbnb e la capacità di adattarsi velocemente ai cambiamenti immaginando il futuro: perché Airbnb è più lungimirante di tutte le OTA?

Grandissima la capacità di resilienza di Airbnb, che ha reagito prima e meglio delle altre OTA ad un vero cataclisma chiamato pandemia. 

Senza farsi sopraffare dagli eventi, ha subito rivisto la propria strategia e fissato nuovi target guardando al futuro, riuscendo ad ottenere un effetto di rimbalzo che ha portato gli utili a quasi 219 milioni di dollari nel primo trimestre. 

Inizia con un imponente finanziamento (“un’iniezione” di circa 2 miliardi di dollari), licenzia un quarto del personale, taglia i costi di marketing e tutti quelli non necessari, e mette in atto un cambio di prospettiva in un’ottica rivolta al futuro, continuando ad investire sulla crescita, l’evoluzione e l’autorevolezza  del suo branding.

“Vicino è bello”, titola la home page di Airbnb

Vicino è bello - Esplora i soggiorni nei dintorni alias Go Near - Explore nearby stays, nella sua versione in lingua Inglese.

Lo scorso Maggio, era stato lo stesso Brian Chesky a dirci che «il modo di viaggiare non sarebbe più stato lo stesso». 

La piattaforma punta per il momento sui soggiorni di prossimità, possibilmente nel verde e nella natura, in luoghi poco frequentati, dove l’Airbnb, ovvero la casa, ampia, spaziosa, confortevole, accessoriata (magari con fibra ultraveloce fino ad 1 Gigabit al secondo), e dotata di privacy (versus un'anonima stanza d’albergo) risponde appieno alle esigenze di chi cerca un luogo ideale, dove fare smart working (holiday working) e lavorare da remoto, al quale magari si trova anche “costretto” di questi tempi.

Il mio amore per Airbnb, la filosofia della community e del sentirsi a casa: una breve estate in compagnia di Airbnb aspettando la ripresa del turismo

Da host, anzi da Superhost, da sempre prediligo la politica e la filosofia di Airbnb rispetto ad altre OTA. Dalla pandemia in poi ho apprezzato le “mosse” messe in atto dalla piattaforma: dopo la polemica iniziale sulle cancellazioni causa pandemia e la penalizzazione economica per gli host, arrivano però le scuse del CEO Brian Chesky. 

Viene messo a punto un protocollo di pulizia straordinario che viene fatto sottoscrivere agli host, si va avanti dando la possibilità per gli host di dare il proprio contributo alla comunità ed ospitare il personale medico sanitario, si insiste sullo smart working e sui viaggi di prossimità, e si parla sempre più di holiday working.

Airbnb spinge sempre più sui soggiorni a medio e a lungo termine, incentivando gli host ad impostare forti sconti per soggiorni più lunghi, soprattutto mensili, essendo ancora impossibile un ritorno alle ferie mordi e fuggi, ai soggiorni di solo svago, spesso per pochissime notti o solo per i weekend.

Le prenotazioni da Airbnb nei mesi di Luglio ed Agosto 2019 a Firenze: diario di una Superhost

Sono una Property Manager di appartamenti in centro a Firenze per la Florence Chic Apartments, e dopo il lockdown della scorsa primavera, ho deciso di riaprire agli affitti a partire dal 1 Luglio, non prima. 

Ho sfruttato il mese di Giugno per riorganizzare tutto il mio piano di lavoro: protocollo avanzato di pulizia, taglio delle spese, possibilità di offrire anche il self check-in in ogni appartamento, e dotazione di una connessione ultraveloce, proprio perché ormai molte persone viaggiano lavorando, ed una connessione del genere può fare la differenza nella scelta del proprio Airbnb. 

Ho quindi iniziato con l’applicare forti sconti per soggiorni a partire dalle 7 notti in su. Dal 1 Luglio fino a che i numeri delle pandemia lo hanno reso possibile, ho fatto il pieno di prenotazioni, anche se a tariffe molto scontate ovviamente. Alcuni soggiorni hanno avuto una media di circa 4 -7 notti (turisti in visita) mentre altri una durata dai 20 giorni in su, prenotati appunto da coloro chi si spostavano per smart working e/o holiday working, tra questi i cosiddetti nomadi digitali. 

I turisti Americani, che in precedenza rappresentavano per me ben oltre il 90% delle prenotazioni, non c’erano più, e sono stati ben pochi gli Italiani, ma ho avuto il piacere di ospitare tantissimi Europei, primi fra tutti Francesi, Belgi e Tedeschi! 

Tra i vari appartamenti quello davvero vincente è risultato il bel loft in zona Ponte alla Vittoria, in quanto dotato di parcheggio gratuito, un vero lusso in tempi nei quali la stragrande maggioranza delle persone usa la macchina per spostarsi. 

Host e guest community

Credo nella filosofia della community di Airbnb, ed ho apprezzato l’email inviata il 10 Dicembre dove Airbnb ringrazia i suoi host:

“Grazie Elena, Non saremmo qui senza di te. Host come te rendono il mondo un posto più umano e unito. Grazie per aver condiviso il tuo alloggio e le tue passioni, facendoci sentire che le distanze si accorciano. Ci piacerebbe proseguire il nostro viaggio insieme a te. 

Grazie per aver reso Airbnb ciò che è.”

 

Anche un semplice “grazie” può rendere felici di questi tempi, ma al di là del messaggio, questa mail di ringraziamento agli host, proprio nel giorno nel quale Airbnb si quotava in Borsa, non è certo stata casuale.

La piattaforma mira ad una maggiore trasparenza verso gli host, infondendo una maggiore sicurezza anche in tutti coloro che vogliono investire nell'azienda. Airbnb ha infatti dichiarato che intende attirare nuovi ospiti per renderli anche sostenitori del marchio, ma ha anche affermato di voler far crescere il numero e la qualità degli host.

L’approccio di Airbnb è sicuramente diverso da quello di altri portali, infonde fiducia ed ottimismo e come host, ti fa sentire in qualche modo partecipe di questo cambiamento.

Nonostante un lunghissimo anno fatto di lockdown, sofferenze e restrizioni, le persone hanno ancora tanta voglia di viaggiare ed esplorare il mondo, forse anche più di prima. Sembra che il 2021 possa portare con sé una ripresa del turismo, sia pur modesta e probabilmente ancora nell’ambito di un turismo di prossimità. Il trend sarà infatti ancora quello del domestic travel.  

Il desiderio di tornare a viaggiare, unito al rilancio aziendale che questa piattaforma turistica è riuscita a mettere in atto, dimostra come Airbnb stia guardando oltre, dimostrandosi forse l’unica OTA davvero lungimirante.

Lo human touch di Airbnb è davvero imbattibile e soprattutto si avverte sia in modalità ‘guest’ che in modalità ‘host’. È la prima vera piattaforma globale nata nel 2008 dove il carattere fondante è la condivisione e come in tutte le sinergie che si rispettino tale condizione è valida sia nel bene che nel male.

Articolo di Elena Nacci per dotFlorence Srl

Florence Chic Apartments - Homes Telling a Local Story
Azienda di gestione appartamenti turistici a Firenze
Via Ghibellina 7A, Firenze
Cell. 338 3124476
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Quali vantaggi per il professionista?

È opportuno consolidare la propria presenza sul web attraverso la creazione e l'ottimizzazione di un profilo GMB per la Local SEO?

L’insieme delle attività collegate alla ottimizzazione sui motori di ricerca dei risultati locali (es. “Avvocato divorzista Firenze”, “Dentista Rossi Rovigo”) vengono chiamate in gergo Local SEO. In questo contesto, Google My Business è un servizio gratuito e di semplice utilizzabilità fornito da Google per segnalare la presenza di una determinata attività sul territorio (e quindi anche di una specifica attività). 

Per coloro che non ne hanno mai sentito parlare, invece, basterà un’immagine per capire di che cosa stiamo parlando: 

Nello specifico un Local Pack che mostra le 3 migliori schede GMB.

Attraverso questa applicazione, dunque, il professionsta è in grado di fornire le seguenti informazioni:

Fornendo queste informazioni, infatti, il potenziale cliente che cerchi su Google il nome del professionista o della sua attività troverà sicuramente quello che cerca e, così, potrà:

oppure

Attraverso il proprio profilo GMB, infine, sarà possibile:

Come fare per creare un profilo GMB?

Per poter usufruire dei servizi offerti da Google My Business è necessario accedere con l’account Google (Gmail) del professionista o della sua attività. Qualora questo non esistesse nessun problema: è possibile crearlo gratuitamente.

Completata la registrazione e inserite le informazioni richieste, Google procederà a verificare che l’indirizzo sia quello corretto e, per farlo, provvederà all’invio di una “cartolina”, nella quale sarà contenuto un codice numerico di cinque cifre.

Una volta arrivato il codice di verifica, questo andrà inserito accedendo al proprio profilo GMB per completare l’attivazione della scheda.

E se Google ha già creato il mio profilo GMB?

Prima di procedere con la registrazione di una nuova scheda GMB, occorre verificare che Google non abbia già creato il vostro profilo di sua iniziativa. Potrebbe apparire strano, ma Google ha tutto l’interesse (e le informazioni!!) per farlo, in quanto è suo primario interesse quello di fornire risposte utili a chi lo utilizza.

Se la scheda dovesse già esistere, nessuna paura, sarà possibile validarla e sistemare tutte le informazioni.

In questo caso, in particolare, vista anche la grave situazione sanitaria causata dalla pandemia da COVID-19, per validare il profilo basterà una telefonata o un’e-mail a seconda delle informazioni già in possesso di Google.

Per fare un esempio: se Google ha già creato la vostra scheda inserendo il numero di telefono, il codice di verifica vi sarà (in diretta) comunicato per telefono da Google.

Conclusioni

Come si è avuto modo di vedere, la creazione di un profilo GMB comporta numerosi vantaggi per il professionista.

Questa attività, tuttavia, non è da sola in grado di sostituire un piano di comunicazione integrato, realizzato con una Web Agency, il quale preveda, tra gli altri:

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L’Holiday Working e la casa, alias l’Airbnb, come nuovo modello di spazio da vivere ed abitare

Il binomio di “holiday” con “working” suona bene ed immediatamente evoca immagini e sensazioni positive. Due concetti che sono quasi sempre in antitesi fra loro, le vacanze da un lato, ed il lavoro dall’altro, vengono associati e non più contrapposti.

Conditio sine qua non dell’holiday working è quello di lavorare da remoto ma non da casa propria, piuttosto da una location che viene scelta anche quale meta della propria esperienza di viaggio. Si unisce il lavoro al piacere di viaggiare ed esplorare un luogo nuovo.

Non si tratta di partire per un viaggio di lavoro, piuttosto si tratta di viaggiare per il piacere di farlo, portando sempre con sé il proprio laptop, così da poter lavorare from anywhere; per dirla con Airbnb:

Live Anywhere, Taking Life on the Road

L'essenza dell’holiday working: vivere e non vivere per lavorare, migliorando il proprio stile di vita

Prima della pandemia, l’Italia non era certo tra i paesi che si distinguevano per lo smart working; lavorare da remoto rappresentava una vera rarità. Il 2021 sarà l'anno digitale per eccellenza e il remote working diventerà sempre più la normalità.

Se oggi lo smart working può essere percepito come una variante al recarsi sul luogo di lavoro e persino una necessità, dall’altra, la sua condizione di ‘mobilità’ permette di non rimanere ancorati ad un luogo specifico; grazie ad un bell’Airbnb vista mare si può ugualmente assolvere al nostro compito di zelanti lavoratori. 

In una società sempre più connessa, dove il luogo è “mobile” e la condivisione consente il confronto con chiunque ed in qualunque momento, ecco che l’holiday working rappresenta la nostra risposta sia alle esigenze lavorative, sia alle nostre esigenze umane più intime, come appunto viaggiare e conoscere. 

Viene a mente il nuovo modello lavorativo che aveva proposto la premier finlandese Sanna Marin suggerendo un orario di lavoro flessibile: quattro giorni lavorativi a settimana ed una giornata lavorativa di sei ore, che in Svezia è stata introdotta nel 2015.

Tradotto: avere più tempo per se stessi e la propria famiglia, coltivare hobby ed altri aspetti della vita, come la cultura ed i viaggi; ovvero vivere, e non vivere per lavorare. 

Airbnb e l’holiday working: spazi che stimolano la creatività, secondo una nuova concezione di casa

Per molti di coloro che hanno la possibilità di poter fare il proprio lavoro da remoto, proprio dopo il lockdown, si è accesa la voglia di provare a vivere una vita più “nomade”, più libera da vincoli ed orari, e se vogliamo più “avventurosa”.

Secondo il recente sondaggio di Airbnb, che analizza il modo nel quale i viaggiatori USA andranno a ridefinire i loro viaggi nel 2021: 

“In 2021, travel will continue to be less about tourism and more about living, working and connecting safely away from home.”

Basti pensare che la presenza del wi-fi nella scelta del proprio soggiorno su Airbnb caratterizza ormai 1 ricerca su 2, e questo vale anche per l’Italia.

La casa, alias l’Airbnb, che viene presa in affitto per periodi non più brevi ma sempre più lunghi (in genere da 2 settimane in su), può quindi diventare lo spazio ideale sia per vivere bene che per lavorare in libertà, il connubio perfetto tra lavoro e vacanza, ma sempre sentendosi a casa, come Airbnb ci ricorda: “Sentiti a casa, ovunque ti porti il lavoro”.

In quest’ottica, l'airbnb dovrebbe essere ripensato come un ambiente accogliente, sostenibile, funzionale, e rilassante, che aiuti la nostra concentrazione stimolando la nostra creatività; uno spazio però che si distingua sempre per il proprio stile e design.

Ambienti smart ed high-tech in location suggestive

Una casa smart ed high-tech, spesso in location suggestive e talvolta anche spettacolari. 

Lo spazio abitativo ideale per gli holiday workers avrà una cucina super attrezzata (dalla lavastoviglie al robot aspirapolvere), una zona living rilassante con smart tv di grandi dimensioni e ad alta risoluzione, una zona di lavoro dedicata con scrivania, seduta ergonomica, ottima illuminazione e, se possibile, uno sfondo adatto per le videoconferenze. 

Infine, la presenza di piante ed elementi naturali, una connessione ultra veloce e magari un assistente vocale. 
Una finestra con vista e/o un piccolo giardino (per i più fortunati) sarebbe il top; 2 requisiti che, dopo la pandemia, sembrano essere sempre più richiesti, insieme a location suggestive, magari immerse nel verde.

Così come Airbnb ha rilanciato sia la sua mission aziendale sia il suo business puntando sulla filosofia dell’holiday working, così le destinazioni turistiche di tutto il mondo si stanno riorganizzando, ridisegnando la propria strategia turistica alla luce di questo nuovo target business di remote working.
A proposito di location veramente suggestive e spettacolari, sempre per i più fortunati, perché non fare holiday working da Dubai? Ottima qualità della vita e spiagge da sogno in una capitale all’avanguardia ed interconnessa, autentico hub futuristico per il commercio globale e la crescita delle imprese.

Holiday working ed Airbnb, una combinazione vincente

Stando sempre al sondaggio di Airbnb, si guarda oltre, andando alla ricerca di esperienze di viaggio uniche in Airbnb unici nel proprio genere (dalla casa fronte mare alla casa sull’albero fino alle glamping domes), ed in molti casi non necessariamente così lontano da casa propria o dai propri affetti, un’evoluzione della staycation. 

Tra le domestic locations più popolari troviamo infatti località sciistiche e città di mare, e luoghi immersi nella natura, spesso vicini alle grandi città.

Un modello, quello dell’holiday working, che può valere non soltanto per i solo travelers quali i nomadi digitali, ma anche per chi ha famiglia, come è accaduto questa estate anche in Italia. Una volta finita la scuola, perché non lavorare da una casa sulla spiaggia, da uno chalet in montagna, o da un bel casale in campagna? 

La casa diventa il luogo ideale per eccellenza che unisce la vacanza al lavoro, lo spazio perfetto per lavorare migliorando la propria qualità della vita, mentre si esplorano nuove destinazioni, senza comunque rinunciare del tutto a quella socializzazione alla quale tutti ci auguriamo ben presto di poter tornare.

Florence Chic Apartments - Homes Telling a Local Story
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Perché è importante curare la Cookie Policy? E il GDPR si applica?

Come nella favola di Pollicino, i cookie sono delle “briciole di pane” che noi lasciamo durante la nostra navigazione e che vengono salvate sui nostri dispositivi (personal computer, tablet, smartphone, ovvero ogni altro dispositivo in grado di archiviare informazioni). Grazie a queste informazioni, i siti web che abbiamo visitato possono farci riprendere la navigazione da dove l’avevamo lasciata (per esempio facendoci trovare nel carrello tutto quello che avevamo scelto prima di sospendere l’acquisto, le impostazioni della lingua e così via).

Queste briciole, tuttavia, servono anche (e soprattutto) a profilare gli utenti di un sito (e magari a comunicare queste informazioni a terze parti).

I cookie, in particolare, sono strumenti di profilazione attiva.

Per questo motivo:

  1. È importante selezionare con cura quali cookie rilascia un sito (per esempio un E-commerce rilascerà dei cookie diversi da un Blog)
  2. È altrettanto importante che dell’esistenza di tali cookie e della relativa Policy sia debitamente informato l’utente. 

Per nostra fortuna, il Garante della Privacy ha finalmente dettato le linee guida a cui si deve ispirare chi gestisce un sito web.

In particolare, il Garante si è soffermato sull’applicazione dei principi del GDPR agli strumenti di tracciamento.

Vediamoli nel dettaglio!

Gli strumenti di tracciamento diversi dai Cookie (come il fingerprinting)

Non di soli Cookie vivrà un sito web!

Per il Garante, anche strumenti di profilazione passiva come il fingerprinting “devono … essere ricompresi nell’ambito di applicazione delle presenti Linee guida” 

Per fingerprinting si intende “quella tecnica che consente di identificare il dispositivo utilizzato dall’utente tramite la raccolta delle informazioni relative alla specifica configurazione del dispositivo stesso adottata dall’interessato”.

In altre parole, l’utente viene profilato senza saperlo e senza che possa fare nulla per evitarlo.

Per questo motivo, dato che per il GDPR l’utente deve sempre avere la possibilità di revocare il consenso prestato (articolo 7, comma 3), il gestore dovrà essere molto prudente se decide di affidarsi a queste tecniche di profilazione passiva.

Varie classificazioni dei Cookie e degli strumenti di tracciamento

Quando si parla di strumenti di tracciamento non è solo una questione di durata (di sessione o permanenti) o di Cookie di prime e di terze parti.

La distinzione che interessa ai fini di legge e “alle esigenze di tutela della persona”, ci dice il Garante, riguarda:

Per i cookie di profilazione, in particolare, risulta applicabile l’articolo 25 del GDPR (con i suoi principi della Privacy by Default e della Privacy by Design) e quindi “[i]l rispetto di tali regole impone ... che, per impostazione predefinita, al momento del primo accesso dell’utente a un sito web, nessun cookie diverso da quelli tecnici venga posizionato all’interno del suo dispositivo, né che venga utilizzata alcuna altra tecnica attiva o passiva di profilazione”.

Le modalità per l’acquisizione del consenso online

Il GDPR ha sancito, in materia di Privacy, regole rigorose per quanto riguarda l’acquisizione del consenso.

In particolare, il considerando 32 ci dice che: “non dovrebbe … configurare consenso il silenzio, l’inattività o la preselezione di caselle”.

Queste regole, ci dice il Garante, si applicano anche alla Cookie Policy.

Per questo motivo, egli ribadisce che:

  1. Lo scrolling, come altre modalità alternative di espressione del consenso all’uso dei cookie, non sono sufficienti, a meno che “siano realizzate … in modo tale da rendere inequivoco anche per l’utente l’effetto finale prodotto dalla propria azione”;
  2. Il meccanismo del cookie wall, che si ha quando l’utente deve scegliere tra accettare i cookie in blocco, o interrompere la navigazione e non accedere in alcun modo ai contenuti del sito, “è da ritenersi illecito”.

Il gestore, dunque, deve essere in grado di dimostrare che il consenso è stato effettivamente prestato.

È opportuno reiterare la richiesta di consenso?

Spesso accade che tornando su un sito web già visitato in precedenza questo ci chieda di nuovo di accettare la Cookie Policy.

Questa prassi non solo danneggia la user experience, ma è soprattutto inutile dal punto di vista legale!

Il consenso correttamente acquisito ai sensi della normativa del GDPR, infatti, deve essere nuovamente richiesto solo:

https://dotflorence.com/2015/06/02/adeguamento-nuova-legge-europea-sui-cookies-2015/

Cosa accade se il dominio è scaduto e un altro soggetto lo ha acquistato?

Il termine “acquisto” del dominio, purtroppo, rischia di essere fuorviante, in quanto acquistare un dominio non significa che questo appartiene all’acquirente, ma semplicemente che questi lo può utilizzare per un determinato periodo di tempo (solitamente un anno). Se questo “noleggio” non viene rinnovato, infatti, chiunque potrà acquistare quel dominio, registrarlo e farne quello che preferisce, con conseguenze che possono andare dal danno d’immagine al vero e proprio furto d’identità!

Quando si parla di dominio di un sito web, per la precisione, ci si riferisce solitamente alla combinazione di un

con un

Quando si crea un sito web, dunque, la prima cosa è la scelta del dominio di secondo livello e il successivo acquisto della sua combinazione con i vari domini di primo livello. Per esempio: per il sito di Fabio Rossi, costui probabilmente acquisterà i domini fabiorossi.it, fabiorossi.com e così via.

Il mancato rinnovo del dominio e le sue possibili conseguenze

La mancata rinnovazione di un dominio può arrecare non pochi fastidi soprattutto a coloro che hanno registrato un dominio a loro nome o, ancor meglio, inserendovi un marchio registrato.

In questi casi, può accadere che questi domini vengano acquistati da altri soggetti, i quali potrebbero utilizzarli:

oppure, ed è lo scenario peggiore 

Cosa fare in caso di acquisto del dominio scaduto da parte di terzi?

Il primo caso è quello che presenta le maggiori insidie, in quanto spesso si presenta il seguente scenario:

In questi casi, la soluzione più semplice appare quella di incaricare una web house del recupero del dominio tramite un’offerta al nuovo proprietario.

Questo perché l’unica alternativa plausibile, dall’esito tutt’altro che scontato, appare quella dell’arbitrato internazionale, i cui costi (esclusi i costi fissi) appaiono difficilmente preventivabili.

Il secondo caso, invece, pone problemi diversi, poiché solitamente si è di fronte a degli illeciti che possono essere o civili, o penali. 

Potrebbe infatti accadere che chi ha acquistato il dominio scaduto voglia:

In questi casi, dunque, appare opportuna l’assistenza di un legale in modo da individuare quali sono state le condotte poste in essere dal nuovo proprietario del dominio ed attivarsi con le relative tutele.

Anche in questo caso, tuttavia, bisogna stare attenti, perché se il dominio non rinnovato è composto da un gTLD (generic top-level domain), ben si potrebbe ripresentare lo scenario da incubo di cui si è detto poco sopra.

Se, invece, il dominio di primo livello è il classico .it, sarà possibile intraprendere azioni legali in Italia, o quantomeno in Europa, e sarà sicuramente più agevole fare un preventivo dei costi e, magari, anche degli esiti.

Conclusioni

Come dice il saggio: “prevenire è meglio che curare”.

Se avete dei domini di secondo livello con il vostro nome, o il vostro marchio, verificate se quelli con un dominio di primo livello generico sono liberi, contattate la vostra web house ed acquistateli subito!

Se invece questi domini sono già in vostro possesso, non commettete la leggerezza di non rinnovarli!

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